La vicenda è intricata e per non perdere il bandolo della matassa occorre riassumere brevemente i fatti.

SIMET, SMI, UMI, SNAMI Pavia e SNAMI Regionale avevano presentato ricorso contro le delibere sulla cronicità succedutesi da maggio 2017 in poi chiedendone, senza successo, la sospensiva al TAR della Lombardia.

A seguito della decisione del TAR i ricorrenti si appellavano al Consiglio di Stato che riconosceva la validità delle motivazioni del ricorso, e rinviava la materia al TAR della Lombardia invitandolo a pronunciarsi in tempi brevi.

Il TAR fissava la data della nuova udienza a distanza di circa un anno dal pronunciamento del Consiglio di Stato (e meno male che il TAR doveva pronunciarsi in tempi brevi ….), e cioè il 28 novembre 2018.

Poco prima di questa seduta la Regione emanava una nuova delibera, la XI-574 del 5 novembre 2018, che modificava le funzioni del co-gestore trasformandolo in Clinical Manager. In essa veniva enfatizzato il contributo dato alla sua stesura dagli Ordini dei Medici della Lombardia, che di fatto avevano preso il posto e assolto le funzioni delle organizzazioni sindacali.

Nel corso dell’udienza del 28 novembre u.s. SIMET, SMI, UMI, SNAMI Pavia hanno chiesto un rinvio per poter presentare le “motivazioni aggiunte” finalizzate ad impugnare anche l’ultima delibera; lo SNAMI Regionale si è invece ritirato dal ricorso per sopravvenuta carenza d’interesse.

La decisione dello SNAMI Regionale non ci sorprende, anzi è del tutto ovvia: infatti il documento sottoscritto dai Presidenti degli Organi dei Medici della Regione, riportato integralmente nella delibera, vede la firma del Presidente dell’Ordine dei Medici di Milano che è anche Presidente dello SNAMI Regionale.

Aver dichiarato la sopravvenuta carenza d’interesse significa che lo SNAMI Regionale ritiene che la delibera del 5 novembre restituisca dignità ai medici di famiglia che erano stati privati delle loro funzioni, ma questo in parte avviene solo per quelli che hanno aderito alla riforma con la funzione di cogestore. Ne consegue inequivocabilmente che lo SNAMI Regionale non ha mai inteso tutelare con il suo ricorso il 60% dei medici che non hanno aderito alla riforma che con l’ultima delibera continuano ad essere considerati medici di serie B.

E’ inoltre evidente che lo SNAMI Regionale con questa decisione, che non può non essere interpretata come un sostegno alla riforma della cronicità voluta dalla Regione, compie un altro piccolo passo di avvicinamento alle posizioni della FIMMG, come a suo tempo da noi denunciato in occasione della sottoscrizione dell’AIR del 2018.

E’ palese anche la spaccatura che si è creata tra lo SNAMI Regionale e gli altri ricorrenti, compreso lo SNAMI Pavia.

Il SIMET rimane convinto che le delibere sulle cronicità debbano essere contrastate con ogni mezzo e in ogni sede non solo per tutelare gli interessi dei medici di famiglia e dei cittadini lombardi, ma anche e soprattutto per ribadire che a nessun potente di turno può essere concesso di violare a suo piacimento le norme e le leggi dello Stato.

Si tratta di una battaglia fondamentale che deve essere vinta a tutti i costi perché è in gioco il nostro futuro e quello dei medici che prenderanno il nostro posto, e per raggiungere l’obiettivo è fondamentale continuare a spiegare ai cittadini quale enorme errore sarebbe l’adesione al nuovo modello di gestione della cronicità, per far sì che il 10% che ha sottoscritto il patto di cura continui ad essere un’insignificante minoranza.

   

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